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3 anni ago · · 0 comments

Ordine e Disordine in Psicologia.

ordine-disordineQuando cerchiamo di definire il concetto di Ordine, non possiamo evitare di pensare al suo opposto, cioè il Disordine.

Possiamo quasi dire che l’ordine si definisce per contrapposizione: ciò che non è disordine. Normalmente diciamo che un oggetto è in “stato di ordine” quando si trova nello spazio a lui assegnato, e in “stato di disordine” quando è in qualsiasi altro spazio.

Già Bateson indicava che a livello probabilistico è molto più facile trovare un oggetto in disordine che in ordine, visto che l’ordine è una unica possibilità, laddove il disordine sono tutte le altre. L’insieme degli “stati di ordine” di un determinato oggetto è più ristretto rispetto all’insieme “stati di disordine” (a volte contiene solo un elemento o una sola “posizione” perché sia considerato appartenente alla classe) .

Questa breve descrizione introduce già un elemento di complessità nella definizione di ordine, giacché non stiamo parlando di una proprietà di un oggetto ma di uno “stato”, tra i molti che questi può assumere.

L’ordine in quanto “stato” di un oggetto introduce una dimensione di relativismo, quindi in definitiva una relazione: “Un oggetto viene dichiarato in ordine rispetto a qualcos’altro”.

Questa relatività spaziale implica alcune operazioni mentali di attribuzione: una “posizione” relativa all’interno di una griglia, un orientamento e il riconoscimento della classe dell’oggetto (la categoria a cui appartiene). Eppure gli esseri umani riconosciamo immediatamente, ed intuitivamente, l’ordine (o il disordine) nella maggior parte dei casi, pur non conoscendo la regola arbitraria di ordinamento che è stata applicata. Per contrario se manca uno di questi tre elementi: posizione, orientamento, classe, pensiamo che gli oggetti siano in disordine. Per esempio se degli oggetti mantengono la stessa posizione e lo stesso orientamento ma non riusciamo a riconoscere alcuna caratteristica che li accomuni, pensiamo che ci troviamo di fronte a una situazione disordinata.

I concetti di Ordine e Disordine però non si applicano solo alle relazioni spaziali o tra gli oggetti.

La parola Ordine (e anche Disordine) richiama immediatamente tutta una serie di giudizi di valore su vari aspetti della nostra vita sociale. Se leggiamo il dizionario alla voce Ordine troveremo infatti almeno 5 definizioni di questa parola che includono: uso come sostantivo (l’Ordine), uso come aggettivo (ordinato/a), uso come verbo (ordinare).

Se andiamo invece a vedere la radice della parola, scopriamo che è di origine Latina e il significato originale era di tipo militaresco e spaziale: Ordo = disposizione, fila composta secondo un criterio. Quest’ultimo passaggio è di somma importanza. Torniamo un’istante alle relazioni spaziali: i criteri di posizione e orientamento sono squisitamente percettivi, e rispondono all’organizzazione degli elementi a livello della corteccia visiva occipitale, per cui non ci occuperemo di loro in questa sede. Il criterio di categorizzazione invece presenta delle peculiarità: la necessità “metaforica” di estrapolare caratteristiche comuni tra gli oggetti.

Alcune di queste caratteristiche possono essere palesi (forma, colore, funzione, contenuto), mentre altre sono “opache”, cioè non sono visibili ad occhio nudo (p.es.: oggetti appartenuti a…); nel secondo caso l’osservatore deve conoscere il Criterio di Categorizzazione, altrimenti il mondo oggettuale apparirà caotico e incomprensibile. Un osservatore non partecipe alla relazione potrebbe definire come “disordine” ciò che per altri è ordinato.

Questo ci indica che, sebbene la categorizzazione sia un elemento fondamentale per la definizione di uno “stato di ordine”, i due processi non sono assimilabili. Potremmo anzi dire che la definizione d’ordine è un Giudizio Valutativo (quindi connotato, polarizzato e a volte politicizzato), riguardo alla “bontà” di un criterio di Categorizzazione (oltre ai criteri percettivi), e in quanto tale intrinsecamente relazionale.

È importante riconoscere che l’ordine e il disordine non sono dati di realtà, né qualità intrinseche degli oggetti o delle persone,

bensì derivano da un Accordo Sociale (più o meno implicito) che deve essere necessariamente inserito in un contesto storico e relazionale, e che può influenzare persino il processo percettivo.

C’è infine da ricordare quanto possano essere importanti queste conclusioni, forse a un primo sguardo banali, per aspetti concreti e importanti nella vita quotidiana e sociale. La questione dell’ordine infatti è alla base non solo di importanti conflitti famigliari, ma anche di questioni politiche. Svolge infatti un ruolo centrale nella devianza e nelle difficoltà di tutti coloro che per colpa di deficit neuropsicologici, innati o acquisiti, hanno problemi nella mentalizzazione (per esempio i disturbi dello spettro autistico).

Le dimensioni di Ordine (e Disordine), acquisiscono quindi tutta una dignità propria all’interno del dialogo psicologico e della terapia.

Sono delle possibili lenti che il terapeuta può scegliere di mettere, piuttosto che dei temi da affrontare e confrontare in quanto possibili pretesti di conflitti o non-detti che a questi soggiaciono. Ma quest’articolo non vuole solo essere rivolto ai tecnici e pazienti, bensì stimolare qualunque lettore a una riflessione approfondita sul proprio modo di concepire e organizzare il mondo, sulle rigidità che a volte vi si formano e sulle discussioni che da queste rigidità sorgono.

 

Bibliografia:

G.Bateson (1977). Verso un’ecologia della Mente. Adelphi. Milano

Ripensare Bateson.

 

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